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    November 05

    NOTTE BIANCA ROMA 3

    La Notte Bianca delle Scienze presso il dipartimento di Scienze Geologiche di Roma3 ( Largo Sal Leonardo Murialdo 1) coniuga protesta (nei confronti dei tagli indiscriminati alle Università e Ricerca) e divulgazione, tramite l'apertura della Sede a visitatori e studenti, i quali potranno partecipare ad una serie di iniziative tra cui: osservazioni con il telescopio, visita ai laboratori di ricerca, lezioni, seminari, letture, spettacoli, musica. Sarà possibile anche mangiare sul luogo.
     
    Saranno presenti come ospiti speciali  che interverrando MARIO TOZZI e MIMMO LOCASCIULLI.
     
    notte bianca
    September 30

    VECCIO!

    Vecchi (quasi) quanto la Terra

    In Canada sono stati rinvenuti i campioni di crosta più antichi, datati oltre quattro miliardi di anni. La notizia arriva dalle pagine di Science

     Le rocce più antiche si trovano in Canada. Lo hanno stabilito i ricercatori della  McGill University di  Montreal in seguito a un eccezionale ritrovamento di campioni basaltici, datate più di quattro miliardi di anni.

    L’affioramento di questi depositi rocciosi sulla costa est di Hudson Bay, in Quebec, è stato denominato Nuvvuagittug e la loro analisi è riportata questa settimana su Science. I geologi hanno raccolto campioni di crosta che sono stati poi analizzati  insieme ai ricercatori del Dipartimento di Magnetismo Terrestre della Carnegie Institution. Grazie alle misurazioni della composizione isotopica dei rari elementi neodimio e samario è stato possibile stabilire per queste rocce un'età compresa tra i 3,8 e i 4,28 miliardi di anni. Circa 250 milioni di anni in più rispetto alle rocce più antiche rinvenute finora.

    Ad onor del vero, in Australia sono stati trovati granuli minerali (zirconi) datati 4,36 miliardi di anni. Ma nel caso del Quebec si tratta del primo rinvenimento di un'intera parte di crosta ben conservata. I ricercatori ritengono che la composizione dei campioni di Nuvvuagittug potranno fornire importanti informazioni sulla crosta terrestre primordiale e sui processi che la generarono, visto che il nostro pianeta, con i suoi 4,6 miliardi di anni, non è poi tanto più vecchio. (e.a.) 

    September 15

    IL NOSTRO GIGANTE SEMI-ADDORMENTATO

    Il magma è mobile

    di Roberta Pizzolante

     Il deposito di magma che dorme nella pancia del Vesuvio non è stabile. Al contrario migra e nel corso degli ultimi ventimila anni si è spostato verso l’alto. È quanto ha scoperto il gruppo guidato da Bruno Scaillet del CNRS-Université d'Orleans, in Francia, a cui ha partecipato Raffaele Cioni, vulcanologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in uno studio pubblicato su Nature. Questo movimento, dicono gli scienziati, e la sua possibile influenza sugli eventi eruttivi, dovrebbe essere inserito tra i parametri usati per definire gli scenari del rischio.

    L’area intorno al Vesuvio, infatti, è una delle più densamente popolate, con 700 mila persone che abitano ai piedi del vulcano. Ai fini della valutazione del rischio di una prossima eruzione è importante stimare la profondità alla quale si trova immagazzinato il magma. Se sta a profondità minori, per esempio, può significare che ha un più basso contenuto in volatili (gas la cui liberazione influenza molto il tipo di attività vulcanica) e che darà origine a un’eruzione di minore violenza. Gli attuali scenari del rischio per l’area napoletana si basano sull’assunto che la camera magmatica sia rimasta costante nei passati quattro mila anni. Ma non è così.

    “I moderni metodi di analisi petrologica ci permettono, attraverso lo studio dei magmi di determinare qual era la pressione di cristallizzazione del magma all’interno della camera magmatica”, ha spiegato Cioni. “Abbiamo potuto verificare nell’eruzione di Pollena del Vesuvio, avvenuta nel 472 d.C., il magma si trovava a una pressione di circa 1000 bar (cioè circa mille volte la pressione a livello del mare) il che corrisponde a una camera magmatica posta a una profondità di circa 4-5 chilometri”. Le stesse analisi sui prodotti delle eruzioni del 79 d.C. e di altre precedenti eruzione hanno indicato invece che il magma proveniva da una camera più profonda, situata a 8-10 chilometri di profondità.

    Sono numerose le strumentazioni e le tecniche, come la tomografia sismica, usate per conoscere la struttura geologica profonda del vulcano dormiente e prevederne i risvegli futuri, e descritte ampiamente in un articolo apparso su Galileo nel 1997 (Il gigante addormentato). Molte anche le ipotesi avanzate sulle passate eruzioni, come quella di un’équipe di ricercatori italiani su Nature, secondo la quale quando nel 79 dopo Cristo il Vesuvio distrusse Pompei, Ercolano e Stabia non tutti i cittadini morirono soffocati: 300 abitanti di Ercolano cercarono rifugio all’interno di alcune costruzioni in riva al mare. Non si salvarono ma probabilmente morirono uccisi da un’onda di calore a 500 °C che fermò i loro organi vitali prima che si rendessero conto di cosa stava succedendo (Ercolano, fu morte dolce). Uno studio, quello del Vesuvio, che ha comunque sempre l’obiettivo di prevedere gli scenari del futuro ed evitare catastrofi.

    È del 2001 la scoperta da parte di ricercatori italiani e francesi di una riserva di magma di 400 chilometri quadrati a otto chilometri dalla superficie del vulcano, dal cui monitoraggio possono venir gli indizi pre-eruzione (Cosa bolle sotto il Vesuvio). Nel 2002, invece, un gruppo che comprendeva anche ricercatori dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Cnr di Pisa e dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Napoli ha realizzato un modello che descrive l’evoluzione nel tempo e nello spazio dell’eruzione dei vulcani (Un modello studia i vulcani). Fino a passare alle previsioni e alle possibili misure per prevenire i danni: secondo uno studio apparso sui Proceedings of the National Academy of Sciences, in caso di eruzione del Vesuvio, l’intera area metropolitana di Napoli potrebbe essere distrutta e sarebbe a rischio la vita di tre milioni di persone (Eruzione? Chiudete la finestra; L’eruzione del Vesuvio di 4.000 anni fa)

     

    Una nuova eruzione del Vesuvio potrebbe provocare tante vittime quanto il recente tsunami in Asia.

    È la macabra conclusione di un gruppo di ricercatori inglesi membri del progetto europeo Exploris. I risultati dello studio che ha visto impegnati vulcanologi, ingegneri civili e medici sui rischi per la popolazione di una eruzione vulcanica sono stati pubblicati sulla rivista Bulletin of Vulcanology. Secondo gli autori della ricerca il Vesuvio è uno dei più gravi pericoli che minacciano l’Europa. Tuttavia, grazie a quanto insegnatoci dalla tragica eruzione del vulcano Montserrat nei Carabi, avvenuta nel 1997, il pericolo di nuove eruzioni può essere efficacemente affrontato. Studiando gli effetti devastanti del vulcano caraibico, molto simili all’eruzione che distrusse Pompei nel 79 d.C., i ricercatori hanno notato come gran parte dei danni fossero imputabili all’impatto del fronte lavico con gli edifici. La pressione dei gas è stata infatti sorprendentemente bassa e la devastazione, invece, dovuta alla penetrazione della massa fluida attraverso porte e finestre aperte. Tanto che una netta riduzione dei danni si può ottenere semplicemente rivestendole di materiale termoresistente. Questa soluzione, secondo i ricercatori inglesi è molto più efficace del già previsto piano di evacuazione che richiede tempi lunghi e difficoltà organizzative enormi. Non tutti gli studi sembrano però così ottimisti. Alcuni ricercatori italiani, guidati da Lucia Gurioli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Pisa, hanno infatti stimato la temperatura raggiunta nell’eruzione di Pompei, sulla base delle proprietà magnetiche dei resti. Il modello proposto sulla rivista Geology permette di vedere gli effetti turbolenti dovuti al posizionamento di edifici e strade. Secondo lo studio non sembra che vi sia una diminuzione della temperatura sotto i 100°C, soglia necessaria per permettere per esempio alle squadre di soccorso di arrivare senza rischiare di liquefarsi.


    August 15

    NO AL NUCLEARE

    NO AL NUCLEARE

    No al nucleare: le ragioni degli scienziati

    Con una lettera aperta al premier, oltre mille ricercatori chiedono maggiore collaborazione tra scienza e politica sul problema energetico

     Un no al nucleare sottoscritto da oltre mille e duecento ricercatori e docenti universitari: le ragioni dei firmatari sono spiegate in una lettera aperta al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, dove si chiede che il governo prenda in considerazione una maggiore collaborazione tra scienza e politica perché si arrivi insieme alla migliore soluzione del problema energetico.

    L'appello è stato promosso da  un comitato di tutto rispetto, presieduto da Vincenzo Balzani, uno dei chimici più accreditati presso la comunità scientifica internazionale, ora a capo del Photochemistry and Supramolecular Chemistry Group dell'Università di Bologna: “In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale”, hanno dichiarato i ricercatori, “abbiamo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione”.

    Alla vigilia della discussione del governo sulle centrali nucleari si chiede di non considerare l'atomo come la soluzione del problema dell'energia in Italia, ma di essere lungimiranti e utilizzare le risorse per sostenere le fonti rinnovabili. La necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari sono le motivazioni principali elencate nella lettera.

    I ricercatori, si legge a conclusione del documento, sono pronti a mettere a disposizione le loro competenze per discutere il problema energetico in modo approfondito e nelle opportune sedi. Chiunque può sottoscrivere la petizione all'indirizzo Internet energiaperilfuturo.it (t.m.)

     

    Le centrali sono più sicure che in passato. Ma rimane aperta la questione delle scorie. A oggi nessun paese del mondo sa ancora come conservarle in assoluta sicurezza

    di Tiziana Moriconi

     L'Italia passerà al nucleare? Da quando, lo scorso 22 maggio, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha reso ufficiale le intenzioni del Governo, il ritorno all'energia dell'atomo sembra scontato e imminente. Ci sarebbero addirittura le date e un piano in arrivo che porterà la firma dell'Enel: entro il 2020 potremmo avere quattro centrali funzionanti e un sito di stoccaggio per le scorie. A oggi, infatti, non esiste (né si prospetta) un nucleare che non produca rifiuti radioattivi, per i quali nessun paese al mondo ha ancora trovato una soluzione definitiva.

    Lo ribadisce anche il recente rapporto di Legambiente “Il nucleare non serve all'Italia” secondo cui le circa 250mila tonnellate di materiali altamente radioattivi prodotti finora nel mondo sono ancora in attesa di essere trasferiti in siti di smaltimento. Stando ai dati Apat (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici) riportati da Legambiente, in Italia ci sono 250 tonnellate di combustibile irradiato (ovvero già consumato all'interno dei reattori) che occupano 25mila metri cubi, cui vanno sommati altri 8mila metri cubi di materiale contaminato derivante dallo smantellamento delle quattro centrali dismesse (Trino, Caorso, Latina e Sessa Aurunca) e degli altri quattro impianti di ricerca (oggi non più attivi) sull'energia nucleare. (A questo link una mappa di tutti i depositi italiani di scorie radioattive).

    La Sogin, la società che in Italia si occupa dello smaltimento del materiale radioattivo, nel maggio del 2007 ha firmato con la francese Areva un accordo per il riprocessamento di 235 tonnellate del combustibile irradiato. Questo processo (in cui la Francia è leader nel mondo) permette di dividere chimicamente il plutonio e l'uranio dal resto dei prodotti di fissione. I due elementi vengono miscelati sotto forma di ossidi, in un composto che prende il nome di MOx (Mixed Oxides), che può essere utilizzato nuovamente come combustibile (mentre il resto dei prodotti viene vetrificato). L'accordo con l'Areva, per cui l’Italia pagherà 250 milioni di euro, prevede che plutonio e uranio rimangano alla Francia, mentre entro il 2025 i restanti rifiuti vetrificati saranno rispediti in patria. Per allora la Sogin spera che Governo e Regioni abbiano trovato un sito di superficie dove stoccarli (l’idea dello stoccaggio in siti geologici è stata abbandonata durante la precedente legislatura).

    Oltre che in Francia, il riprocessamento attualmente si fa in Gran Bretagna, Giappone e Russia. Come Frank N. von Hippel, fisico nucleare e docente di Pubbliche relazioni e rapporti internazionali del Princeton University's Program on Science and Global Security, spiega in un articolo su Scientific American, il MOx, una volta irradiato nelle centrali, contiene ancora circa il 70 per cento di plutonio di partenza. Ma l'aggiunta degli altri prodotti della seconda fissione cui è sottoposto, lo rende difficilmente accessibile per una seconda estrazione (ovvero per un secondo riprocessamento). Secondo Hippel, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Russia, in realtà hanno solo spostato il problema dello stoccaggio delle scorie dal sito del reattore a quello dell'impianto di riprocessamento. Tanto che stanno pensando di chiudere le strutture.

    La ricerca di base intanto, compresa quella italiana, sta cercando di sviluppare reattori che possano utilizzare, come combustibile, elementi poco radioattivi, nonché le stesse scorie accumulate negli anni, restituendo poi rifiuti in quantità minore e meno tossici. “Si tratta delle centrali di quarta generazione, basate su concetti che sono ancora in parte da sviluppare, ma di cui potremmo avere una prima dimostrazione già nel 2030”, spiega Graziano Fortuna, fisico e membro della giunta per la ricerca dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn): “Un tempo ovviamente troppo lungo se si vuole l'energia nucleare nel prossimo ventennio”.

    In pratica si cerca di passare dai reattori a neutroni termici (prima, seconda e terza generazione) a quelli a neutroni veloci (quarta generazione), in grado cioè di spezzare in modo efficiente elementi che siano molto meno tossici di uranio e plutonio: “Se, per esempio, riuscissimo a utilizzare soltanto il torio (come proposto dal Nobel Carlo Rubbia, ndr.) al posto dell'uranio e del plutonio”, continua Fortuna, “la fissione non porterebbe alla formazione di plutonio 239 e 240, né di curio, nettunio o americio, i composti maggiormente radioattivi prodotti dalle attuali centrali. Ma questo non è certo realizzabile nel giro di qualche anno”.

    I reattori di terza generazione più comuni possono utilizzare sia uranio 238 arricchito in uranio 235, sia MOx. Per un gigawatt di potenza erogata in un anno, producono 125 chilogrammi di plutonio, più i già citati curio, nettunio e americio, che rappresentano circa il dieci per cento delle scorie. Molti di questi rimangano radioattivi anche per centinaia migliaia di anni (centomila il plutonio 239, oltre seimila il plutonio 240). “Ancora non si prevede”, fanno sapere dall’Enel, “l'utilizzo del ciclo uranio 233-torio: solo in India si sta progettando questo ciclo del combustibile, date le sue notevoli riserve di torio”. Insomma, un nucleare che non abbia conseguenze per le prossime quattromila generazioni è ancora lontano.

    FONTE: GALILEONET.IT

     

    OneGeology

    A carte scoperte

    Presentato oggi a Oslo il progetto OneGeology, un portale on line che consente di organizzare i dati ed esplorare il nostro pianeta

     Anche la geologia ha il suo Google Earth. E’ appena arrivato OneGeology, il portale on line che consente di esplorare le carte geologiche digitali della Terra con una copertura del 69 per cento della sua intera superficie. Presentato ufficialmente oggi a Oslo, nell’ambito dell’International Geological Congress, il progetto ha coinvolto, tra le 80 nazioni partecipanti, anche il nostro paese, con l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat), e rappresenta il culmine dell’Anno internazionale del Pianeta Terra (qui un video sul portale).

    Grazie alla collaborazione di scienziati provenienti da tutto il mondo e con il patrocinio dell’Unesco, è stato costruito un nuovo, comune database per raccogliere, organizzare in modo coerente e condividere globalmente i dati geologici. Ma il portale sarà utile per tutti. La soluzione di problemi come il sollevamento del livello del mare, la gestione dei rifiuti e lo stoccaggio dell’anidride carbonica, infatti, dipende strettamente dalla morfologia e dalla orografia del territorio. Il portale servirà anche per il reperimento di risorse naturali (acqua, idrocarburi e minerali), la pianificazione territoriale e la mitigazione del rischio idrogeologico.

    Non solo le carte si possono scaricare, ma anche i dati su oltre 80mila sondaggi geologici superficiali e su 460mila frane. E, grazie a questi, si può risalire alle caratteristiche generali del nostro territorio. (a.g.)

    Il momento + bello della giornata

    POESIA
     
    ...." Tanto è ora che mi metto la canna in bocca e mi sparo, tanto quella è la mia fine..."
     
    Autore: mio padre
     
    Ispirazione: perchè la tavola non era in ordine
     
    Commento: mi fai semplicemente schifo
    July 27

    Un pezzetto d'Italia al polo nord

    POLO NORD
    Parte la spedizione italiana
     
    Ha preso il via in questi giorni la nave Ogs-Explora, destinazione Polo Nord, isole Svalbard. La crociera, che vedrà impegnato l’equipaggio scientifico dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs) di Trieste, rappresenta l’unico progetto italiano attualmente avviato in Artide all’interno dell’Anno Polare Internazionale. La spedizione finanziata interamente da Ogs partirà da Christiansund, porto della Norvegia occidentale, e si concluderà all’incirca un mese dopo. Nel corso del viaggio la nave si sposterà lungo una rotta prestabilita, a zig-zag, per consentire l’acquisizione di dati sull’evoluzione geologica e oceanografica e sull’attuale stabilità dei margini continentali ghiacciati nord-europei. Da questa esplorazione dei fondali marini gli scienziati prevedono di ottenere informazioni per la comprensione del paleo-clima e del clima futuro, ma anche sulla stabilità del fondo marino, indispensabili lo sfruttamento economico-commerciale dei margini Artici.

    Il margine continentale meridionale delle isole Svalbard, nei pressi dello sbocco dello Storfjorden, è una zona geologicamente rappresentativa per lo studio dei processi glaciali controllati dalle variazioni climatiche. Nei periodi di glaciazione, infatti, ospitava i cosiddetti ice streams, ghiacciai in grado di muoversi più rapidamente del ghiaccio circostante. Oggi è libera dai ghiacci e appartiene geograficamente al territorio Artico, un’area che negli ultimi tempi sta suscitando l’interesse degli scienziati Italiani, che finora si erano concentrati sul Polo Sud all’interno del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra). Il Territorio selezionato, inoltre, si trova allo sbocco meridionale dello stretto di Fram, un punto cruciale in cui le masse d’acqua artiche e antartiche si incontrano, influenzando l’andamento generale della circolazione oceanica. L’importanza del sito è però anche storica, poiché questa regione è stata una delle tappe principali delle prime spedizioni polari e di quelle toccate durante il primo Anno Polare Internazionale, istituito nel 1882-83 per iniziativa di Carl Weyprecht, triestino e ufficiale dell’Impero Austro-Ungarico.

    «Durante la crociera», spiega Michele Rebesco, ricercatore del Rima (Dipartimento per lo sviluppo delle Ricerche e delle Tecnologie Marine di Ogs) e responsabile scientifico della spedizione, «effettueremo rilievi sismici lungo le scarpate oceaniche e sulla piattaforma sommersa, che ci permetteranno di capire la struttura e la stabilità dei fondali fino a una profondità di 2 mila metri. L’Ogs-Explora, infatti, è una delle pochissime navi da ricerca attrezzate con un sistema sismico multicanale, che consente sperimentazioni di punta rispetto a quelle effettuate precedentemente nell’area. E i ricercatori Ogs hanno competenze molto forti nel settore della sismica, sia in mare che in terra».

    Alla sismica a riflessione, tecnica impiegata da anni nello studio degli strati geologici sotto il fondo del mare, verrà affiancata l’Oceanografia Sismica. «Con questa tecnica», prosegue Rabesco, «si rilevano i cambiamenti acustici della colonna d’acqua, e si ricava una panoramica delle masse oceaniche. Le mappe così ottenute sono molto precise e dettagliate perché forniscono immagini bidimensionali di grande valenza per studi oceanografici e ambientali. I dati che raccoglieremo», conclude Rabesco, «ci permetteranno di ricostruire la storia di questa regione dal Pliocene (circa 5 milioni di anni fa) all’ultima glaciazione (20 mila anni fa), integrando quelli già raccolti da Ogs nell’ambito di un progetto congiunto con la Spagna (Svais, 2007). Se capiremo come si sono evoluti i sedimenti dei fondali marini potremo fare previsioni sul loro comportamento futuro e simulare scenari interessanti anche da un punto di vista economico e commerciale, dal momento che alcune attività, tra cui l’estrazione petrolifera, si spostano sempre di più verso le acque profonde e le alte latitudini».

    July 26

    Argomento del giorno: IDRATO DI METANO

     
    Metano a ventimila leghe sotto i mari
    di STEPHEN LEAHY

    ga225      C’È PIÙ ENERGIA intrappolata nei fondali marini sotto forma di gas naturale congelato di quanta ce ne sia immagazzinata in tutte le riserve di petrolio del mondo. Recentemente un team di ricercatori ha compiuto un significativo passo avanti in questo senso, e forse prossimamente questi depositi sottomarini potranno essere sfruttati: nei decenni a venire ad alimentare le nostre vite potrebbero essere vaste quantità di idrati di metano (una particolare varietà di gas naturale). La sfida maggiore, dal punto di vista tecnico, è quella di scavare in questi profondi depositi ghiacciati. Secondo le stime i fondali oceanici dovrebbero racchiudere oltre 60 mila milioni di miliardi di metri cubi di idrati di metano, e il Dipartimento dell’Energia statunitense ha già avviato un importante programma di ricerca che si spera sfoci nella produzione su scala commerciale a partire dal 2015. Nei giorni scorsi, gli scienziati impegnati nel progetto hanno annunciato di aver completato un apparato da laboratorio in grado di ricreare le condizioni di bassa temperatura e alta pressione che si registrano in fondo al mare, allo scopo di studiare le modalità più idonee per riportare in superficie i gas congelati volatili. Da milioni di anni, i microrganismi presenti nei sedimenti oceanici ne decompongono il materiale organico, rilasciando metano come prodotto di scarto. In un contesto freddo e ad alta pressione come quello che caratterizza profondità di trecento metri e oltre, le singole molecole di metano restano intrappolate in gabbie ghiacciate di acqua congelata, dando così origine, appunto, agli idrati di metano. Riportate in superficie, queste strutture spumeggiano e si decompongono, rilasciando il metano intrappolato all’interno. Avvicinate loro un fiammifero e voilà: avrete, nel vero senso della parola, ghiaccio che brucia.

    Studiando i diversi campioni per capire quali combinazioni pressione/temperatura tengono il metano intrappolato è possibile escogitare un modo pratico per riportare gli idrati in superficie con il minimo dispendio di metano durante il trasferimento. Il simulatore del Brookhaven è solo il primo passo. Prima di poter intraprendere tentativi di estrazione su larga scala, bisogna trovare mezzi più affidabili per individuare collocazione e composizione degli idrati di metano. Le sonde sismiche per la rilevazione di depositi di gas e petrolio non funzionano, spiega Mahajan, perché troppo sensibili a segnali fuorvianti. Lui e altri esperti coinvolti nel National Methane Hydrate Program del Dipartimento dell’Energia statunitense stanno cercando di sintonizzare meglio tali dispositivi per eliminare l’inconveniente. Il loro obiettivo sarebbe anche quello di capire se a seconda della profondità i depositi di idrato di metano variano per composizione, concentrazione e comportamento.

    A fine marzo 2005 la spedizione dell’Uncle John potrebbe rispondere ad alcuni di questi interrogative. Si tratta di un semisommergibile da trivellazione, che trascorrerà 35 giorni nel Golfo del Messico per raccogliere i primi campioni di sedimento dai depositi di idrati di metano a più di 1300 metri di profondità. “L’intenzione è quella di prelevare cilindri di sedimento di circa 0,8 centimetri di diametro per poi mantenerli nelle stesse condizioni in cui si trovavano originariamente nei fondali”, spiega Ray Boswell, consulente tecnologico del National Energy Technology Laboratory di Morgantown, West Virginia. La spedizione sarà solo parte di un progetto quadriennale da 23 milioni di dollari, cofinanziato dal Dipartimento dell’Energia statunitense e dalla ChevronTexaco, per ricavare campioni di sedimento oceanico da analizzare. Mahajan e colleghi studieranno i campioni per determinare la natura dell’idrato di metano presente nei fondali ed elaborare un metodo per valutare l’entità delle riserve. “In laboratorio possiamo alzare e abbassare la temperatura nelle camere test per vedere in che modo si possa riuscire a liberare il metano”, continua Boswell. Concentrandosi sulla ricerca di base riguardo alla natura dell’idrato di metano, Boswell spera di risolvere gli enormi interrogativi relativi alla sua sicurezza, alle sue modalità di produzione dell’energia e al suo ruolo ambientale.

    Quest’ultimo, in particolare, è stato cruciale: circa 55 milioni di anni fa – spiega infatti Jim Kennett, geologo marino dell’Università della California di Santa Barbara - gli oceani eruttarono rilasciando nell’atmosfera ingenti quantitativi di metano. Il metano è un potente gas serra e, stando alla tesi più accreditata, il suo rilascio sarebbe stato il risultato di un innalzamento delle temperature marine dovuto a un improvvisa impennata del processo di riscaldamento globale. “È come se nell’arco di una vita umana la temperatura media fosse aumentata di sette gradi”, precisa Kennett. Non si sa per quale motivo gli oceani si fossero surriscaldati a tal punto da liberare il metano dal suo sarcofago di fango ghiacciato. Alcuni suggeriscono l’ipotesi di un periodo di intensa attività vulcanica. Ma una volta innescato il processo, è iniziato anche il feedback positivo del rilascio di gas. Un’analoga destabilizzazione su larga scala al momento è altamente improbabile, ma il riscaldamento progressivo e veloce che sta interessando l’Artico fa di questa regione, secondo Kennett, un possibile punto caldo. L’Artico e il permafrost contengono quantitativi minori di idrato di metano. Ed è la temperatura freddissima più che l’alta pressione a mantenerli congelati. “Dobbiamo studiare con attenzione quel che avviene lì”, commenta l’esperto. Con le dovute cautele e una buona dose di fortuna, l’idrato potrebbe essere un’importante fonte di energia per il futuro, sostiene Boswell: le ricerche canadese e giapponesi hanno dimostrato che l’opzione è praticabile anche a livello di convenienza economica. Senza contare che le riserve costiere sono limitate, ma quelle in mare aperto molto maggiori, lì ed anche altrove.

    © Wired News

    July 19

    .....SCARABOCCHIANDO...

    Accidenti sono a casa con la febbre.....ma si può avere la febbre d'estate??? e perchè poi? perchè sto troppe ore in una fantastica piscina all'aperto (SOTTOLINEIAMO SOLO PER LAVORO!!)....porca miseria....mi sto proprio invecchiando =(....
    Vabbè se non altro mi riposo un paio di giorni,inutile dire che mi annoio....e quindi mi dedico un po' al disegno visto che non ho mai tempo per farlo.....ecco i risultati di un lungo e noioso pomeriggio......ciao a tutti!!!
     
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    July 12

    UNO DEI POCHI TEST CARINI E VELOCI

     Test bellissimo


    INIZIALE DEL NOME:
    A ho sedato
    B ho ucciso
    C ho sparato
    D ho impiccato
    E ho avvelenato
    F ho spiaccicato
    G ho menato
    H ho drogato
    I ho licenziato
    J ho mandato a quel paese
    K ho studiato
    L ho rapito
    M ho minacciato
    N ho riscattato
    O ho sposato
    P ho sciagattato
    Q ho squartato
    R ho battezzato
    S ho dato fuoco a
    T ho graffiato
    U ho strangolato
    V ho buttato giù da un burrone
    Z ho esorcizzato
    X ho torturato
    W ho tagliuzzato
    Y ho sbudellato


    COLORE PREFERITO:
    Rosso il/la prof. di latino
    Rosa il/la prof. di italiano
    Verde il/la prof. di geografia
    Verde acqua il/la prof. di storia
    Viola il/la prof. di matematica
    Fucsia il/la prof. di scienze
    Arancione il/la prof di francese o spagnolo
    Giallo il/la prof di inglese
    Marrone il/la prof di tecnica
    Nero il/la prof di arte
    Grigio il/la prof di musica
    Bianco il/la prof di ed fisica
    Blu il/la prof di religione
    Celeste il/la prof di fisica/chimica
    Altro il/la prof di diritto


    MESE IN CUI SEI NATO:
    gennaio: perché vado forte così
    febbraio: perché l’odiavo
    marzo: perché me lo ha detto il papa in confidenza
    aprile: perché l’ho letto su un giornalino
    maggio: perché avevo la febbre
    giugno: perché così sono più contento
    luglio: perché ero nervoso
    agosto: perché così va la vita
    settembre: perché questa era la cosa migliore da fare
    ottobre: perché va di moda
    novembre: perché mi ha interrogato
    dicembre: perché volevo cambiare il mondo


    GIORNO IN CUI SEI NATO:
    1 e perché era brutto/a e cattivo/a
    2 e perché me l’ha detto il presidente della repubblica
    3 e perché un gatto mi ha aiutato
    4 e perché è il motto di spongebob
    5 e perché era un mio sogno
    6 e perché guardo i teletubbies
    7 e perché mi andava
    8 e perché mi guardava male
    9 e perché nessuno la sopportava
    10 e perché pingu avrebbe fatto lo stesso
    11 e perché volevo rivoluzionare la mia vita
    12 e perché mi piace imitare chuck norris
    13 e perché nei videogiochi fanno sempre così
    14 e perché sono un ninja
    15 e perché lui/lei assomigliava ad un cetriolo
    16 e perché domani avrei dovuto avere una verifica
    17 e perché spider pork è un mito
    18 e perché volevo un voto più alto
    19 e perché i miei amici tifavano per me
    20 e perché nessuno ha mai avuto il coraggio di farlo
    21 e perché odio la sua materia
    22 e perché mi ha ucciso il cane immaginario
    23 e perché mi sognava di notte
    24 e perché facevo gli incubi su di lui/lei
    25 e perché avevo bevuto redbull(ti mette le aaali!)
    26 e perché ero ubriaco/a
    27 e perché trascorro così il mio tempo
    28 e perché avevo trovato il libretto di istruzioni per farlo
    29 e perché è il mio lavoro
    30 e perché sono stato/a pagato/a per farlo
    31 e perché sono minorenne

    Le frasi che vi vengono fuori da test scrivetele nei commenti!!!
     
    IO PER ESEMPIO HO SPARATO ALLA PROF DI GEOGRAFIA PERCHè VOLEVO RIVOLUZIONARE LA MIA VITA....ATTENTA MOLIN!!!
    June 28

    ...nonna...

    Ciao.......è strano non avrei mai pensato ti scriverti qualcosa, non l'ho mai fatto..........
    A volte ti penso ma cerco di non farlo perchè ci sto male, cerco di scacciare i ricordi o di ridere sulle piccolezze che facevi quando stavi con noi........quando questa casa era meno vuota, quando tornavo e c'eri sempre tu ad aspettarmi........mi facevi la borsa della piscina e puntualmente ti scordavi qualcosa.....ed io mi arrabbiavo.......chissà perchè tiravo fuori tanta rabbia proprio con chi mi ha cresciuto.
    Si, in fondo mi hai cresciuta tu....mamma non c'era, papà era un ombra ma c'eri sempre tu....i giri sull'autobus, le favole, la pasta al sugo......solo ora mi accorgo di quanto mi manchi e di quanto facevi.
    Mi vergogno di non venire a trovarti, mi vergogno di non chiamarti ma anche ora che sto scrivendo a malapena trattengo le lacrime, anzi....non ci riesco......
    ti meriti queste righe, ti meriti tanto, ed io  ti ho dato così poco......rimarrà uno dei miei rimorsi + grandi.....
    Ora stai male ed il tempo per rimediare è scaduto, a volte non so neanche se ti ricordi + di me.....di quella nipote acquisita ma che hai trattato come una figlia, di quella babina dispettosa e prepotente che però ti voleva e ti vuole un gran bene.
    Scusa per il mio caratteraccio, scusa se non ti ho dimostrato nulla o solo il peggio, scusa se non sono mai stata quella che avresti voluto...scusa nonna.
     
    ti voglio bene....vorrei tanto averti qui....
    May 23

    Ho sempre pensato...solo pensato

    VITA TRANQUILLA (TRICARICO)
     
     
     Ho sempre pensato
    Quando avrò questo sarò saziato
    Ma poi avevo questo…ed era lo stesso
    Ho sempre pensato
    Troverò il mare e sarò bagnato
    Il mare ho trovato… ma nulla è cambiato… nulla
    Che cos’è… che io aspetto…
    Io… voglio una vita tranquilla
    Perché è da quando sono nato
    Che sono spericolato

    Io… voglio una vita serena
    Perché è da quando sono nato… che è
    Disperata… spericolata…
    Però libera… verd’è sconfinata
    Io dovrei… non dovrei
    Ho sempre pensato
    Quando avrò il cielo sarò stellato
    Divenni una stella… ma ero lo stesso
    Sempre lo stesso
    Ho sempre pensato
    Troverò lei e sarò rinato
    Lei ho trovato… qualcosa è cambiato
    Qualcosa è cambiato
    L’ultima illusione non è svanita
    Io libero per sempre
    Io… voglio una vita tranquilla
    Perché è da quando son nato che sono spericolato
    Io… voglio una vita serena
    Perché è da quando son nato… che è
    Disperata… spericolata…
    Però libera… verd’è sconfinata
    Io dovrei… non dovrei
    Io… voglio una vita tranquilla
    Perché è da quando son nato che sono spericolato
    Io… voglio una vita tranquilla
    Perché è da quando son nato… che è
    Disperata… spericolata…
    Però libera… verd’è sconfinata
    Io dovrei… non dovrei
    April 12

    Counter....

    Arisalve.....si si, sono di nuovo qui, ci riprovo ma le premesse sono e rimarrano le stesse:"non è mai detto che ci riesca!"
     
    Salve ai nessuno ( no Ulisse non ce l'ho con te :-) ) che saranno sicuramente la maggioranza ma...SALVE anche a chi ha deciso di esistere, salve soprattuto a loro.
    Sono appena tornata dagli allenamenti e, anche se non avevamo programmi fissi, il mio stupido orgoglio misto a vergogna mi ha imposto a lavorare come se qualcuno fosse li a contare tutti i miei sbagli.
    E' qualcosa che mi porto dietro spesso. il mio "Conta Errori". C'è chi a fine corsa controlla il conta passi, io a fine giornata conto tutti gli sbagli e, se un podista prova soddisfazione a leggere un numero elevato nel minor tempo possibile, nel mio caso, beh....capite da soli che non è la stessa cosa.
    Quel numero è una poccola ossessione, che aumenti o che diminuisca......a volte mi piace pensare che, se diventa eccessivamente basso è perchè qualche circuito non ha funzionato o forse, perche mi sono appena svegliata e di sbagliare non ne ho avuto ancora il tempo.
    Prima parlavamo dei sensi di colpa, io e la mia coscienza; scelgo lei come interlocutore solo per pigrizia di dover articolare un discorso sensato con qualcuno, almeno lei sa già le cose prima che le dica, quindi di conseguenza risparmio anche i commenti, tanto sarebbero comunque i miei.
    Ma anche questo è uno sbaglio.
    Perchè direte voi? Ogniuno pensa e parla con se stessi, come può essere sbagliato qualcosa che è così profondamente carnale anche se non ha forma?
    Lo è perchè è proprio la pigrizia di non relazionarci con gli altri, di metterci in gioco che ci frega.
    Non so se a voi è mai capitato ma, se prima di parlare con qualcuno le nostre motivazioni sono potenti e solide come non mai, una volta dette, buttate fuori dal nostro involucro protettivo, sembrano non aver più neanche lo stesso suono. E finiamo per dire:" diamine ma, davvero è solo tutto qui?"
    E tutta quell'energia si è dispersa in urla, gesti e pulsazioni accelerate, e dell'antico discorso neanche più l'ombra.
    Essì signori, la mia umile opinione è questa: parlare serve per accorgersi che pensare non basta, che siamo grandi persone come grandi bastardi, ma ogni angolo si smussa e nulla è più tagliente come sembrava.
    Dal basso delle mie verità posso accennare a dare un consiglio ma sappiate signori miei, io stessa non applicherò.
    La pigrizia è troppa, la paura anche, e poi, il mio interlocutore invisibile diventerebbe geloso.....povero... faccio sempre finta che non ci sia ma spero che lui sappia che mi rifugio sempre in lui quando serve. Lui mi accoglie nella sua stanza, butta la chiave e quei muri d'aria sembrano una fortezza.
     
    Ciao stranieri
     
    Ciao a tutti e, che leggiate o no, Buona vita.
    April 10

    fiùùù........fiùùùù

    Saaaaalve..............lo so, ne sono consapevole, non c'è effettivamente nessuno dall'altra parte di questo monitor, e scrivere in questo momento assume un significato quasi ironico...... quel qualcosa di dolce che però alla fine non ti consola come speravi.
    Allora, come nelle più giuste e antiche delle tradizioni, cominciamo dal principio.
    Sono una ragazza di 20 anni, abbastanza alta, abbastanza mora, abbastanza simpatica....come tante, come quelle che vedete ogni giorno e che poi a fine giornata, non ricordate bene neanche dove. E' normale, è la routine, la vita ce lo impone, la società, l'istinto di sopravvivenza, chiamatelo come volete, fatto sta che sicuramente a fine giornata sarete così stanchi e così occupati che persone come me, come tante, neanche le considerate. E INVECE CI SIAMO!
    Io ci sono ma, come gli altri sono trasportati e non ricordano, neanche io lo faccio....eppure ci sono.....e allora perchè?
    Viviamo per esistere solo per le persone che secondo noi contano, ci esponiamo, usciamo fuori dalla massa solo per chi ne è degno....è uno sforzo, è un'aziione faticosa perchè, in fin dei conti è molto comodo rimanere omologati tra la gente.
    Gli uguali non si guardano, sono abituati alla loro vista,conoscono già il loro aspetto e non si sforzano di cercare qualcosa di nuovo,tanto non c'è.
    Faccio finta che il mio interlocutore invisibile ora mi stia guardando un po' allibito, con gli occhi chi si chiede:" ma che significa?!?!?!" tutti abbiamo presente quello sguardo :-)
    Ecco ora io non posso lasciarlo nel dubbio, povero il mio interlocutore invisibile, gli ho già detto che non esiste ed ora lo lascio nel dubbio. No, non posso.
    Il perchè lo dico. Lo studio assiduo delle scenze risveglia la voglia del calore dei sogni, dei romanzi che l'animo disprezzava perchè aveva bisogni di basi solide. Cominci a viaggiare e ti rendi conto di quanta gente in realtà, pur avendo una un corpo, è solo aria che ti passa accanto e che magari è quell'arietta fastidiosa che non sopporti. Non sopporti la gente che non esiste.
    Si sviluppa una barriera ( cuffiette, giornali, cellulari... ) difficile da abbattere, radicata negli sguardi. E' una lotta, o io o te...e chi ha la musica più forte vince, perchè neanche ti ascolta.
    Credevo di iniziare da un punto semplice e chiaro ma forse mi sono legata da sola.....sbrogliare i propri pensieri diamine non è facile, cercare di farli capire a volte è un'impresa addirittura impossibile.....cmq ora nessumo mi può replicare che non ci ho provato! quando mai ho detto di poterci riuscire???
    Ciao ragazzi/e cercate di esistere...essere solo uno spiffero d'aria fastidioso non deve essere poi una gran cosa ;)
    March 30

    RISP A MARIANNA

    rispondo a Marianna che mi aveva chiesto un suggerimento sull'argomento della tesina.
    Allora puoi utilizzare temi attuali, di cronaca come l'ambiente, il lavoro, la politica oppure puoi prendere qualche tua passione e adattarla alle materie, io ad esempio ho portato "L'ACQUA" poichè sono una nuotatrice e i prof sono stati contenti perchè un argomento trattato con passione è sempre ben  valutato. Cmq chiedi sempre consiglio ai prof e se ce ne è uno + simpatico sfrutta tutto ciò che puoi! beh spero di averti aiutato baci CIAO CIAO!